Ho già parlato del cacciatore celeste in un altro post, riguardo la vicenda dello scorpione.
Questa grande costellazione è visibile nel nostro emisfero solo nel periodo autunnale e invernale ed è facilmente riconoscibile per la sua “cintura” di 3 stelle allineate diagonalmente.

Orione era appunto un bellissimo e possente cacciatore, figlio del dio del mare Poseidone e di Euriale, figlia di Minosse.
Uno dei molti miti sulla sua storia racconta che il giovane si innamorò di Merope, figlia del re Enopione che gli aveva chiesto di liberare la città di Chio dalle belve. Durante una festa in questa città, Orione, ebbro di vino, abusò della fanciulla. Il re allora, per punire il gesto sacrilego del cacciatore, lo fece accecare. Disperato, il giovane si recò da Efesto che gli diede un bimbo come guida affinché lo accompagnasse ai confini del mondo, regno notturno di Elio, il sole. Questi fu talmente colpito dalla bellezza di Orione che lo guarì e volle passare con lui l’intera notte.
Rieccomi qua! Mi sono concessa un po’ di vacanza… avevo bisogno di staccare la spina…e poi c’è la tesi che incombe su di me…
Comunque… in una delle mie serate di puro relax, mi sono concessa una visione notturna affascinante: sono riuscita a vedere la via lattea! Quasi non ricordavo come fosse…da Roma è impossibile vederla…ma fuori dalla città e da tutte le luci, ho potuto ammirare l’effetto di miliardi e minuscoli puntini tra le stelle del cielo, il “ nastro lucente”.
L’origine mitologica della via lattea si dice risalga all’allattamento di Ercole, che con tanto vigore si attaccò al grembo di Era. Un getto di latte uscì e volò in cielo dal suo seno. Parte del latte cadde anche sulla Terra, dando vita ai gigli.
Dopo aver narrato del Toro, non si può che soffermarsi sulle Pleiadi, la coroncina di stelle proprio sulla schiena dell’animale( giusta l’intuizione di Alcor).
Queste stelle erano notevolmente importanti per i navigatori dell’antichità, che attendevano la loro apparizione nel cielo primaverile, il 10 maggio, per salpare dopo l’inverno; e rientravano definitivamente nei porti con la loro scomparsa autunnale, l’11 novembre, periodo che per i Celti segnava l’incontro dei vivi con i propri antenati.
I Greci narravano che, prima di divenire stelle, le Pleiadi erano state 7 sorelle, figlie di Atlante e di Pleione. I loro nomi sono: Merope, Alcione, Taigete, Celeno, Asterope, Elettra e Maia. 
Quasi tutte si unirono a divinità generando dei ed eroi. Per esempio, Ermes sarebbe nato dall’unione di Zeus e Maia; dall'amore tra Zeus ed Elettra nacque Dardano, il capostipite della dinastia di Troia. Solo Merope sposò il mortale Sisifo.
Anche se le conosciamo come 7 stelle-sorelle, in realtà questo gruppo è molto numeroso. Con l’aiuto di un binocolo è possibile vederne almeno altre 2. Si associano spesso ad Atlante e Pleione, genitori delle ragazze, così da riunire tutta la famiglia.
A pochi “passi” da Pers
eo troviamo sua moglie Andromeda. Il valoroso eroe per conquistare la sua amata si trovò costretto ad affrontare un’altra grande impresa.
Andromeda era stata incatenata ad una roccia a picco sul mare; lasciata al suo triste destino per essere divorata da un mostro degli abissi.
Perseo, di ritorno dopo aver ucciso Medusa, volando con i suoi calzari alati, la vide e si innamorò subito di lei, tanto era bella.
Cercò allora di avvicinarsi alla giovane donna, ma in quel momento spuntò dalle profondità del mare una creatura mostruosa. Suo padre Cefeo e sua madre Cassiopea si trovavano lì impotenti e in lacrime.
Perseo allora chiese a suo padre la mano della giovane:se fosse riuscito a liberarla e ad uccidere il mostro, avrebbe sposato Andromeda.
Cefeo acconsentì, così il ragazzo resosi invisibile grazie all’elmo di Ermes, riuscì ad uccidere quella creatura marina con il suo falcetto. A questo punto volò da Andromeda per liberarla dalle catene e la fanciulla, affascinata dal suo bel salvatore fu felice di sposarlo.Perseo, una delle costellazioni più ampie, è rappresentato nel cielo come un guerriero con in testa l'elmo capace di renderlo invisibile,
calzari alati ai piedi,in una mano l'arma di Ermes,nell'altra la testa di Medusa,in ricordo dell'impresa che lo ha reso particolarmente noto. 
L'uccisione della donna dalla testa di serpenti gli era stata comandata dal re Polidette, che volevo sbarazzarsi di Perseo per poter conquistare sua madre.
Le tre Gorgoni (Steno, Euriale e Medusa) oltre ai serpenti come capelli avevano zanne di cinghiale e ali d'oro per volare;
Ciò che le rendeva invincibili era il loro sguardo, così penetrante che chiunque le fissasse negli occhi, venisse pietrificato.
L'impresa per il povero Perseo risultava quindi molto ardua.
Il giovane fortunatamente venne assistito dalla dea Atena, che gli consigliò di non fissare mai Medusa direttamente negli occhi,
ma di guardarla attraverso uno scudo d'oro che gli volle donare. Anche Ermes volle fargli un dono che si sarebbe rivelato molto utile:un affilatissimo falcetto.
Successivamente Perseo riuscì a farsi consegnare dalle ninfe Stigie dei sandali alati, un elmetto che lo rendesse invisibile e un sacca per riporvi la testa di medusa. Così, non visto, si avvicinò alle Gorgoni addormentate. Giunse accanto a Medusa e con il falcetto le tagliò la testa, guardandola riflessa nello scudo lucente; dalla ferita uscirono Pegaso e il guerriero Crisaore.
A questo punto Perseo con sveltezza afferrò la testa di Medusa e la mise nella sacca, volando via grazie ai calzari alati. Con la testa di Medusa, Perseo impietrì Polidette e portò con sè sua madre.

E’ una costellazione (tra le mie preferite) piuttosto grande, posta sopra i Pesci e riconoscibile dal caratteristico quadrato, o meglio trapezio che ne identifica parte del corpo, dato che questo animale fantastico è rappresentato solamente nella sua parte anteriore e a “testa” in giù, cioè capovolto rispetto alle costellazioni vicine.
Secondo la leggenda, Pegaso nacque dall’unione tra Poseidone e Medusa, più precisamente balzò fuori dal collo della madre. Poi volò fino al monte Elicona, dove con un colpo di zoccolo fece sgorgare

Un giorno Pegaso venne catturato dal giovane Bellerofonte a cui era stato ordinato di uccidere
Soddisfatto volò sul monte Olimpo, ma Zeus lo punì per aver osato raggiungere un luogo sacro e interdetto ai mortali. Bellerofonte allora venne scaraventato giù, finendo in un roveto. Ormai zoppo e moribondo vagò in solitudine fino alla morte.
In quanto a Pegaso, Zeus se ne servì per trasportare le sue folgori. Infine lo trasferì tra le stelle celesti.
La costellazione riproduce le figure di due pesci che nuotano in direzioni diverse ma che sono uniti da una corda:
Per spiegare la “nascita” dei Pesci bisogna far riferimento ad un altro mito.
Nel Capricorno ho “parlato” del dio Pan e della guerra tra gli dei e Tifone. Ovidio riprende questo mito per spiegare l’origine della costellazione dei Pesci: per sfuggire al mostro, Afrodite e suo figlio Eros si tuffarono nel mare e invocarono le Nereidi, ninfe dell’oceano. Queste inviarono in loro soccorso due pesci gemelli che li ressero a galla scortandoli fino alla terraferma.
Secondo Eratostene invece, la costellazione rappresentava un unico pesce, la dea siriana Derke, metà pesce e metà donna.
Di fronte ad Ercole, c’è la costellazione della Lira, considerata dagli antichi greci lo strumento suonato da Orfeo, il figlio del re tracio Eagro e di Calliope, musa della poesia. Le muse avevano insegnato l’arte musicale al ragazzo che suonando e cantando riusciva ad ammaestrare le bestie più feroci.
La lira gli fu donata da Apollo, che aveva patteggiato con Ermes per averla al posto di una mandria di mucche. Ermes, infatti, costruì la prima lira quando era ancora neonato: prese una tartaruga e con il suo guscio e degli intestini animali, usati come corde, fabbricò lo strumento. Successivamente scatenò l’ira di Apollo sottraendogli cinquanta mucche di sua proprietà. Quando il dio lo trovò per punirlo, il piccolo Ermes si ricordò della sua lira e suonò una musica così dolce da far calmare Apollo, che gli propose di avere la lira, in cambio della mandria.