Questa costellazione è collegata a quella del Toro perchè la stella Al Nath è in comune ad entrambe. Un'altra stella importante è Capella, che in latino significa "piccola capra". Infatti l'Auriga tiene sulle sue spalle questo animale.
I Greci identificavano questo cocchiere con due personaggi mitologici: Erittonio e Mirtilo. Erittonio figlio di Madre Terra fu allevato dalla dea Atena nel suo santuario. Successivamente cresciuto, ereditò il trono di Atene. Mirtilo figlio dell'amazzone Mirte e del dio Ermes, era il cocchiere del re Enomao. Questi non voleva dare in sposa sua figlia Ippodamia, poichè l'oracolo gli aveva predetto che sarebbe stato ucciso dal genero. Così chiunque chiedesse la mano di sua figlia veniva sfidato dal re ad una gara di bighe. Solo il pretendente vittorioso avrebbe potuto sposarla. Ma il re Enoma aveva cavalli velocissimi e usava mandare sua figlia con l'auriga del pretendente, sia per appesantire il carro ma anche affinchè Ippodamia distraesse il cocchiere. Per cui tutti i pretendenti, sconfitti, venivano uccisi. Pelope però escogitò un piano per vincere: si mise d'accordo con Mirtilo, segretamente innamorato di Ippodamia, per sabotare la biga del re. Durante la gara infatti la biga regale si ruppe e il re morì. Successivamente Mirtilo cercò di fuggire con Ippodamia, ma Pelope a questo punto gettò Mirtilo dall'alto di un promotorio facendolo precipitare in mare. L'auriga morendo scagliò una maledizione contro Pelope e il suo casato che da quel momento fu segnato da varie tragedie.
Si trova tra i Pesci e l’Ariete, quindi è visibile tra luglio e febbraio, ma non è una coste
llazione ben visibile perchè le sue stelle sono poco luminose. E’ il mostro già incontrato nella vicenda di Perseo e Andromeda. L'unico dubbio è sulla sua morte, c'è chi dice che Perseo l'abbia ucciso con la sua lama, oppure pietrificandolo con la testa di Medusa.
Dalla popolazione babilonese fu chiamato Tiamat, il mostro marino che il dio del cielo, Marduk uccise, volando su un cavallo alato.
Mentre, fu identificato dagli ebrei con il leggendario Leviatano, il signore di tutti gli animali, creato il quinto giorno. Secondo la leggenda sarebbe ancora in vita, e le sue pinne, come gli occhi, sprigionerebbero una luce così folgorante che spesso il mare ne sarebbe illuminato. Secondo il mito vivrà fino alla fine del mondo, perché il vero scopo per cui è stato creato è di venire offerto come prelibatezza ai giusti nel mondo futuro.
Nella costellazione del Toro è presente un altro gruppo di stelle, più precisamente sul suo muso e a forma di V: le Iadi, che significa “portatrici di pioggia”. Difatti queste erano di cattivo auspicio per agricoltori e navigatori perché anticamente la stagione delle piogge iniziava con la loro prima apparizione nel cielo e terminava con la loro scomparsa.
Ovidio raccontava di sette sorelle che piangevano, affrante dal dolore per la morte del fratello Iante, affogato in un pozzo. Le lacrime delle Iadi, per questo motivo, scendono sulla terra sotto forma di pioggia stellata.
Ma alcuni in Grecia narravano di sette ninfe, che accudirono Dioniso. Zeus lo portò appena nato in una grotta, soprattutto per nasconderlo dalle grinfie di Era, dato che il bimbo era frutto dell’ennesimo tradimento di suo marito.
L’immagine della costellazione del Toro è incompleta dato che raffigura solamente la parte anteriore dell’animale (come Pegaso). Alcuni astronomi pensano che la parte posteriore sia stata destinata alla costellazione dell’Ariete.
Anticamente le stelle del Toro furono venerate già nell’antico Egitto poiché Osiride, il dio-toro del regno dei morti era identificato con questa costellazione.
Nel mito greco compaiono due storie che riguardano il lussurioso Zeus. Quella di Io, che il padre degli dei mutò in giovenca così da nascondere ad Era la causa del tradimento.
E quella di Europa, la figlia del re fenicio Agenore, che secondo Igino, venne avvicinata da Zeus in sembianze di Toro e la trasportò sulla sua groppa fino a Creta dove poi la sedusse.
Il dio del vino Dioniso era spesso identificato con il simbolo del toro, infatti durante la sue sfarzose feste un toro veniva addobbato con fiori e accompagnato da fanciulle danzanti.Ecco un’altra costellazione molto nota, ricca di fascino e facilmente individuabile per la sua caratteristica forma a W...

Cassiopea era la regina di Etiopia, moglie di Cefeo e madre di Andromeda.
Era una donna molto bella e vanitosa, al punto da voler sfidare ad una gara di bellezza le ninfe del mare,
le Nereidi.

Queste, suscettibili come dee, chiesero al dio del mare Poseidone di punire la sua arroganza. Così il dio inviò una catastrofica inondazione sul paese e fece sì che un mostro marino seminasse panico tra il suo popolo. Allora Cefeo interrogò l’oracolo per sapere come salvare il suo regno e la risposta fu che l’unico modo era offrire in sacrificio al mostro
Questo spiega, in merito al post precedente, perché Perseo trova la ragazza imprigionata.
Cassiopea fu comunque incastonata nel cielo, ma punita con la testa in giù.
A proposito dell’origine di questa costellazione, Igino racconta nell’Astronomia che Dioniso, durante l’invasione dell’Africa era giunto con il suo esercito in un deserto. I suoi soldati erano assetati e quasi allo stremo, quando videro un ariete. Si trattava forse di un miraggio?
Comunque alcuni di loro si lanciarono al suo inseguimento…non riuscirono a raggiungerlo, ma si ritrovarono vicino ad una sorgente d’acqua.
Dioniso vi condusse tutto l’esercito e in quello stesso luogo fece erigere un tempio con una statua dell’ariete. Decise successivamente di farne il primo segno zodiacale perché era stato la migliore guida del suo esercito in un momento difficile e lo pose tra le costellazioni.
Il mito più popolare si rifà alla vicenda dell’ariete dal vello d’oro, che è narrata ampiamente qui.Il Delfino è una piccola e poco luminosa costellazione al fianco dell’Aquila, riconoscibile dalla forma a rombo.
Come tutte le costellazioni anche questa ha qualcosa da "raccontare"...

Il delfino era conosciuto fin dall’antichità per le sue grandi doti di animale intelligente e socievole, e per la sua sacralità al dio Apollo. Egli infatti quando decise di scegliere i suoi sacerdoti per il tempio di Delfi, prese le sembianze di un delfino e salì su una nave di mercanti, a lui devoti, conducendoli fino all’oracolo. Qui li invitò a prendere in custodia il tempio in suo onore invocandolo con il nome di Delfinio e venerandolo in eterno.
Lo stesso figlio di Apollo, Icadio deve la sua vita ad un delfino che lo salvò durante un naufragio. Per questo poi venne fondata la città di Delfi.
La sua presenza tra le costellazioni si deve però a Poseidone. Il dio del mare innamoratosi della ninfa Anfitrite chiese ad un certo Delfino di convincere la fanciulla a sposarlo. Questi fu così abile nel persuaderla che Poseidone volle ringraziarlo incastonandolo nel cielo.
Questa costellazione è rappresentata dalla figura di un uomo che tiene con il braccio un’anfora dalla quale sgorga dell’acqua.
E’ affascinante tutta questa fantasia da un raggruppamento così strano di stelle! 
Nell’antica Grecia, c’era chi lo identificava con Cecrope, il primo re di Atene che visse prima della scoperta del vino, quando si usava l’acqua per i sacrifici agli dei. Questo spiegherebbe il perché venga raffigurato nell’atto di versare dell’acqua.
Secondo l’opinione astromitologica prevalente, potrebbe essere Ganimede, giovane e bellissimo coppiere degli dei. Di talmente rara bellezza che anche il divino Zeus perse la testa per lui. Si tramutò così in Aquila per rapirlo e tenerlo con sé. Poi lo immortalò tra le costellazioni, a poca distanza dall’Aquila, sacra al padre degli dei.
Accanto alla Lira e l’Aquila troviamo la costellazione del Cigno, riconoscibile per la forma a croce.
Era l'animale sacro ad Afrodite che spesso veniva ritratta in compagnia di questi bellissimi volatili.
Secondo Igino, questa potrebbe rappresentare Orfeo, immortalato in sembianze alate al fianco della sua lira.
Il cigno, mitologicamente parlando, incarna un travestimento di Zeus escogitato per le sue avventure amorose.
In una prima versione del mito, il padre degli dei, per conquistare Nemesi, dea della vendetta, ordinò ad Afrodite di tramutarsi in aquila mentre egli diveniva un cigno.
Il cigno Zeus, fingendo di sfuggire all’aquila Afrodite, si rifugiò sul seno di Nemesi che lo abbracciò con tenerezza. Poi quando la dea si addormentò, il dio si approfittò della situazione e si unì a lei. Successivamente pose vicine le due costellazioni, Cigno ed Aquila, in ricordo della sua scappatella.
In un’altra versione del mito, Il cigno Zeus aveva sedotto Leda, regina di Sparta, generando i gemelli Castore e Polluce.
La versione del mito sulla costellazione del Sagittario, che io conosco , e che ho precedentemente postato qui, ovviamene non è l’unica. I miti d’altronde, sono il frutto della fantasia umana, storie immaginarie narrate da secoli (e questo, a parer mio, è uno dei suoi aspetti più affascinanti).
Le costellazioni lasciano ampio spazio all’immaginazione, perciò ci sono varie versioni su di esse.
Grande diventa la mia curiosità nell’andare a “scovare” le sue interpretazioni più diverse, a volte un po’ bizzarre.
Ogni segnalazione è gradita naturalmente, per chi volesse condividere con me narrazioni mitologiche più disparate.
Navigando nel web, ho trovato un sito con un’altra versione sul Sagittario: potrebbe essere anche il centauro Chirone, maestro di molti dei ed eroi, tra i quali Ercole, che per errore, colpisce il centauro con una delle sue frecce avvelenate. Essendo immortale però, il povero Chirone è costretto a soffrire eternamente, così chiede a Zeus di porre fine al suo dolore, revocandogli l’immortalità.